
Donne in pensione a 65 anni, Pd e Uilm aprono a Brunetta
Dopo l'apertura del Pd alla proposta di Brunetta di equiparare l'età pensionabile delle donne a quella degli uomini, è la volta del segretario generale della Uilm (Unione Italiana dei Lavoratori Metalmeccanici) Antonino Regazzi: «Ha ragione il ministro Renato Brunetta: è indispensabile equiparare l'età pensionabile tra uomini e donne». A patto però che «alle donne venga riconosciuto un periodo di maternità più esteso rispetto a quello attuale, almeno di 24 mesi. Se così fosse si registrerebbe un notevole calo delle spese sostenute per gli asili nido». Secondo Regazzi, «la situazione dell'accesso delle donne al mercato del lavoro è penosa». Riferendosi poi al ministro della Funzione Pubblica, il segretario generale della Uilm ha aggiunto: «Brunetta, però dovrebbe evitare di mettere troppa carne sul fuoco, perchè come sempre succede una parte si brucia, o viene poco cotta. Mi spiego meglio - ha aggiunto Regazzi - il governo dovrebbe concentrarsi su poche tematiche e portarle a termine così come le presenta, senza passi indietro». «In questo momento al sindacato interessano due scelte politiche, in particolare: la riforma del sistema contrattuale e la modifica del dl anticrisi. Proprio quest'ultimo va cambiato al momento della sua conversione in legge, perchè così com'è, è insufficiente», ha concluso.Dal Pd «apertura condizionata» Il Pd sosterrá la proposta di equiparare l'etá pensionabile delle donne solo se il governo sarà pronto a sostenere il ddl sull'occupazione femminile del partito democratico. A lanciare la sfida, «o una proposta di alleanza», è Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari Opportunitá del Pd in una lettera aperta al ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che nei giorni scorsi aveva lanciato la proposta dell'aumento dell'età pensionabile a 65 anni per le donne. «Noi del PD sosteniamo le sue proposte sulla equiparazione dell'etá pensionabile e Lei sostiene il nostro progetto che prevede misure per promuovere l'occupazione femminile e favorire la conciliazione fra lavoro, maternitá e carriera. Perchè è proprio qui il problema. Nella maternitá che è ancora un ostacolo all'accesso al mercato del lavoro, alla carriera e alla realizzazione delle donne in un lavoro gratificante», scrive Franco ricordando al ministro il ddl depositato dal Pd in Senato. «Le donne oggi sono più istruite, ma più povere e più precarie degli uomini. Per le donne laureate il differenziale salariale può arrivare anche al 25% in meno. Il livello di occupazione femminile al Sud è intorno al 31%. Ma quelle stesse donne inattive rinunciano anche a fare figli perchè il futuro della coppia e della famiglia è più incerto. Lei sa bene che gli asili nido coprono poco più del 10% della popolazione infantile e che al Sud non arrivano al 2%», aggiunge sottolineando come il ministro Tremonti finora non abbia previsto «un euro nè per promuovere politiche attive del lavoro femminile nè per proseguire nel piano per gli asili nido avviato da Prodi. E non può bastare l'investimento dei risparmi realizzati con l'equiparazione dell'etá pensionabile». «Ci dia qualche segnale che ci consenta di avere fiducia e per non pensare che questo Governo voglia di nuovo intrappolare le donne in una ulteriore discriminazione: più povere, più oberate di cura e pure in pensione più tardi degli uomini», conclude.
dal sole 24 ore
la coerenza non abita proprio in questo nostro caro paese ....
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