o siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere.
giovedì 18 giugno 2009
Sono Gradite Aggiunte Nei Commenti
Le donne non sanno guidare
Se vai col treno, poi non hai il problema della macchina
Dove si fermano i camionisti, è lì che si mangia bene!
La 500 la parcheggi dove vuoi
La macchina nera d'estate diventa un forno
Tutti si lamentano del traffico e poi vedi una persona sola per macchina!
Fanno le macchine così veloci e poi ci sono i limiti di velocità !
...ma le macchine si riparano, l'importante è che lo puoi raccontare...!
Il mezzo più sicuro è il treno !
La patente la danno a tutti !
Le macchine giapponesi: è difficile trovare i pezzi!
Le macchine tedesche durano!
Preso un semaforo rosso li prendi tutti!
Questa macchina era di un signore anziano che la teneva sempre in garage
Gli incidenti capitano anche a chi va troppo piano
Gli uomini con il cappello non sanno guidare
Qui una volta era tutta campagna
Una volta i cibi erano piu sani
Una volta si poteva uscire tranquilli alla sera
Per sapere cos'e' la fame dovevi vivere in tempo di guerra
Ai miei tempi ci si alzava da tavola solo quando tutti avevano finito
Non ci sono piu' le donne di una volta
Una volta si poteva lasciare la porta aperta
Una volta la verdura aveva un altro sapore
Una volta ci si divertiva di piu'
Il pane di una volta aveva tutto un altro sapore
Non ne fanno più di cose così, hanno gettato lo stampo
Le nevicate di adesso non sono come quelle di una volta
Una volta si poteva lasciare la porta aperta
Una volta il calcio era piu' genuino, oggi con tutti questi miliardi…
Una volta c'era piu' solidarieta', piu' comunicabilita'
Una volta la verdura aveva un altro sapore
Ai miei tempi ci si divertiva con un niente !
Ai miei tempi i giovani rispettavano di più gli anziani
Ai miei tempi la scuola era molto più dura !
Una volta qui c'era il mare
Non c'e' piu' nessuno che lavora la terra,
Non esistono più le mezze Stagioni
E' tutto un mangia mangia
Venezia è un bel posto ma non ci vivrei
La macchina nera è bella ma si sporca subito
Gli errori arbitrali a fine stagione si compensano
Fa troppo freddo per nevicare, dovrebbe salire un po la temperatura
La moquette è bella ma fa troppa polvere!
La classe non è acqua"
Signori si nasce
Non ci sono più le bandiere di una volta
D'ora in poi ogni partita è una finale
Il calcio è il gioco più bello
Qui una volta era tutta campagna.
Ormai si passa direttamente dal cappotto alle mezze maniche.
A Capodanno l'importante è stare insieme, anche a casa di amici.
Non c'è più rispetto per gli anziani!
Oggigiorno senza una laurea non vai da nessuna parte!
Fare il medico non deve essere un lavoro ma una missione!
Il gatto si affeziona alla casa e non al padrone.
Mi piace correre in macchina ma lo faccio soltanto quando sono solo.
Per sposarvi dovete lavorare tutti e due.
Il pane di una volta aveva tutto un altro sapore.
Il nuoto è lo sport più completo.
Con il blu ci sta bene tutto.
Il cane è come una persona.
Il Liceo ti dà solo un pezzo di carta.
Una volta ci si divertiva con poco.
Se vai col treno, poi non hai il problema della macchina.
Passato il ferragosto l'estate è finita.
Gli occhiali valorizzano il viso.
Chi esce da ragioneria ha più sbocchi.
Il posto statale non te lo toglie nessuno.
Il servizio militare ti forma.
I capelli corti danno un senso di pulito.
I concorsi sono tutti truccati.
Le ragazze grasse sono le più simpatiche.
Preferisco un appartamento piccolo: è più facile da pulire.
I neri hanno il ritmo nel sangue.
Il parquet è bello ma troppo delicato.
Economia e Commercio apre tutte le porte.
La pallacanestro ti alza.
La Smart la parcheggi dove vuoi.
Gli italiani li trovi dappertutto.
Il pianoforte è la base di tutto.
Non prendo un cane così poi non mi dispiacerà vederlo morire.
D'estate nelle case antiche si sta più freschi.
Se hai le qualità prima o poi emergi.
L'altra coda va sempre più veloce.
Come si allungano le giornate! Ieri a quest'ora era già buio!
In Tv hanno detto che quest'anno ci sarà un'estate caldissima!
A Milano, se caschi per terra, nessuno ti raccoglie
In fondo Mussolini ha fatto anche tante cose buone
Io dico sempre quello che penso
I giocatori russi (o inglesi) non si ambientano in Italia
Lo stadio è una valvola di sfogo
I gay sono più sensibili delle persone normali
Del pene non contano le dimensioni ma come lo usi
Io in una donna cerco complicità
In vacanza non sono corna
L’amicizia tra un uomo e una donna non è possibile
A Roma dove si buca si trova un tesoro
Sono credente ma non praticante
Studenti in legge: i disoccupati di domani
In ogni caso... fa curriculum
Comunque, in certi posti se non hai le conoscenze non entri
I bambini di oggi sono tutti prepotenti
Mio figlio, a quattro anni, sa già usare il computer
ogni cosa giusta rivela il suo contrario
i politici non sono piu' quelli di una volta
il secondo album e' sempre il piu' difficile
quando c'era lui i treni partivano in orario
Non sarà il più bello, ma il campionato italiano è il più difficile del mondo.
Gli arbitri italiani sono i migliori del mondo.
Gli allenatori italiani sono i migliori del mondo.
Una volta si che i difensori sapevano difendere.
Se non mangio la pasta è come se non avessi mangiato.
I tifosi sono la parte migliore del calcio, il 12° uomo in campo
Internet è il futuro
Non si può essere rompipalle, se non si hanno le palle
Si stava meglio quando si stava peggio.
Donna nana tutta tana.
Ha il profumo del pane appena sfornato.
I neri hanno la musica nel sangue.
sabato 18 aprile 2009
Vienna, ecco il termovalorizzatore che non fa paura ai cittadini

Un impianto all'avanguardia, visitato dai turisti e amato dai cittadini.
Quattro fermate della linea 4 collegano Schwedenplatz a Spittelau. Dieci minuti di corsa in metropolitana nelle viscere di Vienna e accanto al canale Danubio sono sufficienti a legare la cattedrale di Santo Stefano, cuore della vecchia città, al più straordinario impianto di smaltimento dei rifiuti che ci sia nell'Occidente ( un gemello più grande e più nuovo è stato costruito ad Osaka, in Giappone). La cupola dorata che svetta altissima sulla capitale del fu impero austroungarico sembra lo scrigno di un prezioso ristorante con vista panoramica, invece è solo la parte terminale di una struttura colorata, interrotta da miriadi di finestre ognuna diversa dall'altra, da cespugli e alberi che si arrampicano su una facciata bianca attraversata da linee blu e gialle. E' l'acciaio smaltato di giallo che rende preziosa la cupola, illuminata di notte da 1048 lampadine che trasformano un impianto industriale, da sempre oggetto di repulsione e di tensioni sociali, in un esempio di architettura fantastica, ma anche ecosostenibile; per giunta, visitato anche dai turisti.
Non a caso l'architetto, il visionario Friedensreich Hundertwasser, ha voluto che sul camino si rimettesse al proprio posto il nido dove ogni anno nascono tre piccoli falchi. Perchè il termovalorizzatore viennese tre anni tra ideazione e entrata in funzione è nato dalle ceneri di uno vecchio andato distrutto in un incendio, proprio come un'araba fenice che non teme di riprodursi da se stesso.
Del resto la tecnologia applicata ai rifiuti solidi urbani realizza ciò che cantava il poeta: dal letame nascono i fiori. Sono tre i termovalorizzatori di Vienna ( uno per i rifiuti speciali), un quarto è in costruzione perchè entro il 2008 si dovrà chiudere l'ultima discarica funzionante nella città che, con il suo milione e 800mila abitanti, ogni anno produce 900mila tonnellate di rifiuti solidi.
Nel 1987, quando a Spittelau quartiere a nord di Vienna andò distrutto il vecchio inceneritore, il sindaco Zilk decise di affidare ad Hundertwasser la realizzazione del termovalorizzatore ( all'epoca non c'era l'obbligo di gare d'appalto): sembrò un paradosso perchè l'architetto pittore era un noto ambientalista che solo qualche tempo prima aveva manifestato con decisione contro una centrale elettrica. Ma alla fine, dopo attenti studi sulle tecnologie e sui processi industriali, Hundertwasser decise di accettare l'incarico e si lanciò nell'impresa di realizzare quella che definì « un'opera d'amore » per la sua città e per questo senza compenso alcuno.
Gli abitanti del quartiere, che pure avevano protestato contro un nuovo impianto che temevano inquinante, furono in un certo senso « garantiti » dalla prestigiosa firma « verde » e coloro che continuarono ad avere perplessità oggi, a distanza di quindici anni, convivono con il termovalorizzatore, infinitamente più « bello » della pur avvenieristica stazione della metropolitana costruita lì di fronte. Quando si esce dalla stazione, incamminandosi verso il polo universitario che dista pochi metri, o verso i grandi e moderni palazzi di una periferia che è davvero all'interno della città e lungo il canale, più centrale rispetto al celebre Grinzing delle stube e osterie raccontato da tanta letteratura, quando si esce dalla stazione si avvertono gli odori forti prodotti dai rifiuti bruciati, ma giusto nei pressi immediati dell'impianto. Spittelau, dunque, non soffre per la
montagna di immondizia bruciata dopo accurata selezione ( ma oggi, dopo attenti studi, si divide solo la plastica che contiene acqua, gli altri contenitori vengono mescolati alla frazione umida dei rifiuti, perchè non può essere riciclata) e può controllare in ogni momento, anche su internet, il livello e la qualità di emissioni misurate secondo parametri europei. Sapere che da una tonnellata di rifiuti solo 900 grammi di polveri finiranno in discarica ( oggi in quella cittadina, fra due anni in miniere dismesse di salgemma), senza ripercussioni per la salute o la qualità dell'aria è un risultato ritenuto da tutti straordinario. Se poi si aggiunge che l'acqua utilizzata nel « lavaggio » delle emissioni ( prima trattate con un sistema elettrolitico, mentre le particelle più sottili vengono filtrate), una volta depurata è incanalata verso il sistema di riscaldamento delle abitazioni e soprattutto del vicino ospedale il più grande di Vienna è evidente che i vantaggi si moltiplicano. Funziona 24 ore su 24 il termovalorizzatore di Spittelau racconta Ernst Schauer, attraverso la gentile interprete Helga Poechheim e perchè vada a pieno regime è sufficiente una dozzina di persone e un sistema di controllo totalmente computerizzato. Il cubo bianco che custodisce il cuore pulsante del grande forno è come un asettico inferno a compartimenti stagni, dove le lingue di fuoco ( si raggiungono anche i 1200 gradi, ma non si può scendere mai sotto gli 800) in un istante distruggono ciò che scartiamo dalla nostra vita quotidiana e che si riversa in un pozzo enorme, nelle cui oscenità si può spiare attraverso vetri a prova d'odore. Questo è il dentro. Il fuori è lo straordinario « giocattolo » che Hundertwasser ha voluto regalare a Vienna, mettendoci come firma il suo cappello, letteralmente: su una terrazza è stato replicato il coloratissimo copricapo utilizzato dall'architetto.
Fonte: Corriere del Mezzogiorno R. Lampugnani
martedì 7 aprile 2009

I moderni inceneritori sono tutt'altro che innocui. E' notizia di queste ore l'esito preoccupante delle analisi compiute sulle diossine e PCB trovati nei polli, nelle uova, nei pesci e in altri animali nei pressi all'inceneritore di Montale a Pistoia.Impianti di incenerimento sotto inchiesta della magistratura o comunque problematici sono all'ordine del giorno nel nostro paese: da Massafra a Terni, da Pietrasanta a Montale, da Collefferro a Modugno, fino al "famoso" inceneritore di Brescia - spesso portato ad esempio dai politici - che ha visto ben 18 aziende agricole dislocate in sua prossimità con il latte fuori norma per i valori di diossine e PCB.Matteo Renzi sostiene l'incenerimento come pratica virtuosa per smaltire i rifiuti. Ciò vuol dire mistificare la realtà e ignorare studi allarmanti sull'alta incidenza tumorale nelle aree prossime ad inceneritori che riguardano non solo l'Italia, ma anche la Francia e l'Inghilterra.
26.03.2009 Di seguito il testo completo della lettera.
mercoledì 11 marzo 2009
Meno Tasse Più Buoni

Allora... un Ceccotoccami, da profano dell'economia, ha avuto un'ideuzza economica che starebbe giù per su così:
Quello che qualcuno chiamava Taglio Del Cuneo Fiscale, che non so a quanto potrebbe ammontare mensilmente, 20, 50, 100 euri? andrebbe erogato sottoforma di buoni a scadenza, ad esempio 3 mesi, spendibili solo per generi non alimentari.
Essendo buoni a scadenza e non contanti, i soldi in più in busta paga non si bloccherebbero nel risparmio ma verrebbero spesi in beni vari, con aumento di fatturato per aziende produttrici e commerciali e quindi contribuirebbero al reintegro delle tasse.
Inoltre i soldi dei buoni non spesi entro i tre mesi, non essendo rimborsati, rimarrebbero nelle casse dello stato.
Sicuramente gli esercenti si organizzerebbero per far comprare le cose a rate utilizzando i buoni, e questo varrebbe per le scarpe, i pneumatici, i telefonini, i libri, i vestiti, i pc, e per qualsiasi genere non di prima necessità, turismo compreso.
Forse è utopia, ma probabilmente rilancerebbe l'economia più dell'assegno di disoccupazione, e qualcuno tra i disoccupati forse sarebbe reimpiegato a produrre beni di consumo.
Che ne pensate?
martedì 3 marzo 2009
Soldi Sperperati in difesa di privilegi.

Dopo i “fannulloni” e i consulenti d’oro, adesso tocca ai “delegati sindacali”. Cioè ai dipendenti (pubblici) pagati dallo Stato che invece di svolgere il lavoro per cui sono stati assunti, fanno i sindacalisti.
Il Ministro Brunetta mette quindi in rete anche i sindacalisti col permesso retribuito. Negli uffici statali c’è un delegato ogni 1.400 addetti. Nemmeno all’epoca dei soviet … L’operazione trasparenza avviata dal governo procede senza tentennamenti. Almeno così pare. E’ un fatto “rivoluzionario”, positivo. specie se a corredo delle riforme della pubblica amministrazione che il ministro ha annunciato.
Divampano le polemiche. E le levate di scudo dei sindacati. Ovvio. Ma la sindacalizzazione eccessiva è un male, come, all’opposto, il divieto della libertà sindacale. Una ingozzata di sindacalisti porta alla burocratizzazione e al distacco delle organizzazioni con la base. Temi antichi. I consigli di fabbrica, i delegati, i permessi retribuiti sono stati grandi conquiste degli anni 60 e 70, importanti per la salvaguardia degli interessi dei lavoratori e per la stessa democrazia italiana.
Ma lo strumento, in particolare nel pubblico impiego, si è via via trasformato, stravolto, creando dei veri e propri staff di “kapò”, una moltitudine prepotente, un potere dentro il potere. Una forzatura democratica, un ulteriore aggravio per le casse pubbliche: 100 milioni di euro l’anno solo per i permessi per attività sindacale!
Fonte: http://www.polisblog.it
domenica 1 marzo 2009
Saranno Norme Demagogiche, MA FUNZIONANO!

Con le nuove norme recuperate migliaia di giornate di lavoro. Asl, Comune, Regione: crollati i giorni di assenza
Si chiama «effetto Brunetta» ma in alcuni casi si potrebbe parlare di «tsunami Brunetta». La guerra dichiarata ai fannulloni fa crollare di molto il numero di assenze per malattia dei dipendenti pubblici. Le elaborazioni fatte con la metodologia Istat parlano chiaro. Gli ultimi dati si trovano sul sito del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione e riguardano la variazione di permessi per malattia tra il gennaio di quest'anno e lo stesso mese del 2008. Tra i casi più significativi sono citate le Asl di Firenze e Lucca dove la variazione di assenze per malattia è rispettivamente -62,7% e -76,9%. Segue l'azienda ospedaliera-universitaria di Careggi con il suo -57,1%. Variazioni molto grandi ma che impallidiscono confrontate con altri casi analoghi: alla Asl di Foggia i dipendenti sono mancati l'87% di giorni in meno nel gennaio appena passato, rispetto a quello del 2008.
LE CIFRE - La guerra di Brunetta lascia sul campo cifre inaspettate, lo si vede chiaramente nelle variazioni percentuali di assenze nei comuni toscani, quelli che hanno fornito i dati necessari alle rielaborazioni. Ecco che nel mese di ottobre (a quattro mesi dalla firma del decreto) negli uffici del Comune di Siena si è mancati l'89% in meno rispetto allo stesso mese del 2007, a Follonica il 70,6%, a Pistoia il 63,3% e a Livorno il 61,5%. Nell'appendice statistica della relazione presentata ieri alla Camera dei deputati dal ministro ci sono tutti i numeri dei giorni di assenza di Regioni, amministrazioni comunali e provinciali, aziende ospedaliere e Asl. Ci si può sbizzarrire: nella Provincia di Firenze gli 830 dipendenti si sono ammalati 416 giorni in meno rispetto all'anno precedente in ottobre; nello stesso mese i 2.640 dipendenti della Regione sono mancati 1.783 giorni in meno, 1.452 a novembre, 1.228 nel mese della prima ondata di influenza, a dicembre. Anche Palazzo Vecchio registra numeri importanti: 2.820 permessi per malattia in meno a ottobre, 2.035 a novembre, 1.447 a dicembre. L'Università di Firenze invece ha una quota modesta di variazione delle assenze, con 4.002 dipendenti, solo 376 assenze in meno a ottobre. Si possono poi confrontare le aziende sanitarie locali: in quella di Firenze i 6.509 dipendenti hanno recuperato in salute 4.908 giorni a ottobre, 4.667 a novembre, 3.632 a dicembre.
LE ASL - Alti i numeri di assenze in meno anche alla Asl di Empoli, il picco a ottobre 1.189 giorni di malattia in meno. Significativa la rimonta della Asl di Livorno: a novembre con il freddo già alle porte 3.323 assenze in meno. Non c'è amministrazione che non abbia visto migliorare il suo bilancio di assenze, così gli ospedali: al Meyer i 776 dipendenti sono mancati 465 in meno a ottobre e così a novembre, dicembre, sempre intorno ai 400 giorni recuperati al servizio pubblico. L'ospedale di Careggi ha iniziato a perdere assenze a settembre - 3.317 e ancora di più a ottobre - 4.531. «Col decreto Brunetta - commenta l'onorevole Toccafondi (Pdl) - ci sono meno code e il servizio per il cittadino migliora. Inoltre sono soddisfatti anche gli stessi dipendenti che hanno a cuore il loro lavoro. Ma i primi ad essere contenti dovrebbero essere i sindaci, i direttori sanitari e i primari. Ben ricordo le polemiche che ci sono state qualche mese fa, chiedo onestà intellettuale e un mea culpa ai sindacati e al centro sinistra».
venerdì 6 febbraio 2009
In Francia addio alle 35 ore

Repubblica — 09 luglio 2008 pagina 22 sezione: ECONOMIA
mercoledì 4 febbraio 2009
Piano con i Paragoni con la Settimana Corta Tedesca

Mettiamoci l’anima in pace: siamo i meno pagati d’Europa. E anche per il 2008 il salario degli italiani è destinato a crescere poco o nulla. Stando alle elaborazioni della Mercer, società leader globale della consulenza nelle risorse umane e nell’investment consulting, l’Italia ha gli stipendi più bassi fra i principali paesi Ue. Perfino la Spagna, fino a qualche anno fa indietro nella classifica europea, ora ci batte. E la differenza fra le retribuzioni medie delle quattro categorie di lavoratori prese in esame dall’indagine (operaio, impiegato, quadro e manager) può arrivare a pesare fino a 15 mila euro netti in meno.
Qualche esempio? Il salario lordo di un operaio di livello base, ovvero non specializzato, in Italia è mediamente di 14.018 euro all’anno: 8.068 euro meno di quanto percepisce un collega di pari grado in Germania.
E stiamo parlando di retribuzione fissa, senza benefit previsti o variabili. Se si prende a riferimento il netto a parità di potere d’acquisto, cioè il reddito realmente disponibile una volta eliminate le tasse e uniformato il costo della vita, la differenza sfiora i 7.500 euro. Situazione analoga per l’impiegato: la paga lorda o netta, una media calcolata su tutti i settori industriali, relega l’Italia in fondo a tutti.
Le cose cambiano (ma solo in apparenza) quando si passa alle categorie più alte. Un quadro, per esempio, in Italia costa più che in Francia: oltre 64 mila euro lordi all’anno contro poco più di 61 mila (media fra le retribuzioni più basse dei giovani e le più alte di chi ha maggiore anzianità professionale). Va ancora meglio alle posizioni dirigenziali: capi d’azienda, direttori e amministratori delegati sono più pagati in Italia che altrove. Un italiano arriva a prendere 30 mila euro lordi all’anno in più di un francese. Peccato che tasse e costo della vita rosicchino questo vantaggio fino ad azzerarlo: alla fine anche quadri e manager italiani hanno in tasca meno reddito disponibile di tutti gli altri.
“Le retribuzioni nette indicano che, a parità di posizione e fisco, il lavoratore italiano è più povero degli altri” riassume Elena Oriani, principal della Mercer Italia. “Ma mentre sulle posizioni più alte incide in modo significativo il peso delle tasse, quelle basse sono penalizzate piuttosto dal carovita”.
D’altronde una recente indagine dell’Eurostat, su un paniere di 500 prodotti alimentari, ha certificato che l’Italia ha i prezzi più alti dopo la Gran Bretagna. Milano e Roma appaiono fra le città più care al mondo nelle ultime classifiche mondiali della Ubs e della stessa Mercer. Anche se in Italia ci sono sensibili differenze di prezzo fra grandi centri urbani e provincia (vedere la tabella a fianco) che incidono non poco sul potere d’acquisto.
Poi c’è la “ciliegina” dei servizi. “Dubito che il costo della vita sia il vero responsabile della bassa crescita dei nostri salari” commenta Tommaso Monacelli, docente presso l’Igier-Bocconi. “Ma è vero che l’Italia ha pesanti sacche di inefficienza e molti servizi, come quello bancario e l’accesso al credito, restano troppo cari”.
A conti fatti, un operaio spagnolo vede lievitare i suoi 2.627 euro netti all’anno in più rispetto all’operaio italiano a 3.772, tenendo conto della differenza del potere d’acquisto, cioè grazie ai prezzi più bassi della Penisola Iberica.
Inoltre, negli ultimi anni si è assistito all’aumento del divario fra livelli retributivi alti e bassi. “In Europa si è verificato un raffreddamento dei salari per le posizioni più basse perché le pretese sono state spesso calmierate dal timore della delocalizzazione delle imprese verso paesi più economici” continua Oriani. “Al contrario le retribuzioni manageriali, almeno sul lordo, tendono ad avvicinarsi per effetto della globalizzazione che ha portato maggiore omogeneità sulle figure più richieste dal mercato”.
Uno sguardo più lontano nel tempo conferma la lentezza italiana. Secondo i calcoli Ires-Cgil, su dati Ocse, fra il 1998 e il 2006 le retribuzioni lorde reali al netto dell’inflazione sono cresciute meno in Italia: appena il 2,6 per cento contro il 5 per cento della Germania e addirittura il 16-18 di Gran Bretagna e Francia.
“In Italia i salari hanno perso terreno per due ragioni: scarsa redistribuzione della ricchezza delle imprese verso il lavoro e produttività più bassa” sintetizza il presidente dell’Istituto di ricerche economiche e sociali, Agostino Megale. “Frutto anche di un peso eccessivo nel nostro sistema delle piccole imprese, parte delle quali è stata incapace di investire in ricerca e innovazione tecnologica a differenza di quanto hanno fatto le inglesi”.
E per il 2008? Le proiezioni della Mercer indicano che a livello globale gli stipendi saliranno in media del 6 per cento. Ma, scremata dall’inflazione, la crescita si arresterà all’1,9. In Europa occidentale l’aumento retributivo reale più robusto è previsto in Irlanda. In Italia, invece, l’aumento al netto dell’inflazione sarà di appena l’1,2 per cento. Come dire: se volete guadagnare di più, forse è il caso di preparare la valigia per Dublino.
Fonte: http://blog.panorama.it/economia/2008/01/02/italiani-i-peggio-pagati-deuropa/
martedì 3 febbraio 2009

Donne in pensione a 65 anni, Pd e Uilm aprono a Brunetta
Dopo l'apertura del Pd alla proposta di Brunetta di equiparare l'età pensionabile delle donne a quella degli uomini, è la volta del segretario generale della Uilm (Unione Italiana dei Lavoratori Metalmeccanici) Antonino Regazzi: «Ha ragione il ministro Renato Brunetta: è indispensabile equiparare l'età pensionabile tra uomini e donne». A patto però che «alle donne venga riconosciuto un periodo di maternità più esteso rispetto a quello attuale, almeno di 24 mesi. Se così fosse si registrerebbe un notevole calo delle spese sostenute per gli asili nido». Secondo Regazzi, «la situazione dell'accesso delle donne al mercato del lavoro è penosa». Riferendosi poi al ministro della Funzione Pubblica, il segretario generale della Uilm ha aggiunto: «Brunetta, però dovrebbe evitare di mettere troppa carne sul fuoco, perchè come sempre succede una parte si brucia, o viene poco cotta. Mi spiego meglio - ha aggiunto Regazzi - il governo dovrebbe concentrarsi su poche tematiche e portarle a termine così come le presenta, senza passi indietro». «In questo momento al sindacato interessano due scelte politiche, in particolare: la riforma del sistema contrattuale e la modifica del dl anticrisi. Proprio quest'ultimo va cambiato al momento della sua conversione in legge, perchè così com'è, è insufficiente», ha concluso.Dal Pd «apertura condizionata» Il Pd sosterrá la proposta di equiparare l'etá pensionabile delle donne solo se il governo sarà pronto a sostenere il ddl sull'occupazione femminile del partito democratico. A lanciare la sfida, «o una proposta di alleanza», è Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari Opportunitá del Pd in una lettera aperta al ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che nei giorni scorsi aveva lanciato la proposta dell'aumento dell'età pensionabile a 65 anni per le donne. «Noi del PD sosteniamo le sue proposte sulla equiparazione dell'etá pensionabile e Lei sostiene il nostro progetto che prevede misure per promuovere l'occupazione femminile e favorire la conciliazione fra lavoro, maternitá e carriera. Perchè è proprio qui il problema. Nella maternitá che è ancora un ostacolo all'accesso al mercato del lavoro, alla carriera e alla realizzazione delle donne in un lavoro gratificante», scrive Franco ricordando al ministro il ddl depositato dal Pd in Senato. «Le donne oggi sono più istruite, ma più povere e più precarie degli uomini. Per le donne laureate il differenziale salariale può arrivare anche al 25% in meno. Il livello di occupazione femminile al Sud è intorno al 31%. Ma quelle stesse donne inattive rinunciano anche a fare figli perchè il futuro della coppia e della famiglia è più incerto. Lei sa bene che gli asili nido coprono poco più del 10% della popolazione infantile e che al Sud non arrivano al 2%», aggiunge sottolineando come il ministro Tremonti finora non abbia previsto «un euro nè per promuovere politiche attive del lavoro femminile nè per proseguire nel piano per gli asili nido avviato da Prodi. E non può bastare l'investimento dei risparmi realizzati con l'equiparazione dell'etá pensionabile». «Ci dia qualche segnale che ci consenta di avere fiducia e per non pensare che questo Governo voglia di nuovo intrappolare le donne in una ulteriore discriminazione: più povere, più oberate di cura e pure in pensione più tardi degli uomini», conclude.
dal sole 24 ore
lunedì 2 febbraio 2009

LAVORARE MENO PUR DI LAVORARE TUTTI
domenica 1 febbraio 2009
sabato 24 gennaio 2009
Nucleare: quarta generazione vs chiacchere e utopie

Nucleare, la sfida della quarta generazione
La prospettiva che sembrerebbe mettere d’accordo un po’ tutti sul possibile uso dell’energia nucleare a fini civili si chiama «Quarta generazione». Le due parole sono evocate con piacere tanto a destra quanto a sinistra (escludendo ovviamente le ali estreme), perché le promesse del futuro reattore sarebbero seducenti sia dal punto di vista della sicurezza tecnologica che da quello estremamente critico delle scorie; i due nodi fondamentali da sciogliere per garantire un tranquillo e accettabile impiego della discussa fonte energetica. Ma che cosa significa «Quarta generazione»?
I reattori a fissione finora installati nelle centrali nucleari sono di seconda generazione. Adesso in Francia e in Finlandia si stanno costruendo i primi due della Terza generazione avanzata noti con la sigla EPR (Enhanced Pressurized Reactor) su progetto dalla società francese Areva e tedesca Siemens. Un altro di questa famiglia è l’AP1000 di Westinghouse: quattro del genere sono in cantiere in Cina. Tali reattori (raffreddati ad acqua) sono, in pratica, la versione migliorata rispetto alla seconda e terza generazione in termini di sicurezza e riduzione dei costi, rafforzando il concetto della sicurezza intrinseca e passiva.
Il vero balzo e il distacco dal passato si ha invece con la Quarta generazione per i seguenti motivi. Innanzitutto perché si abbandona il ricorso all’Uranio-235 come combustibile, ridotto nelle disponibilità, per utilizzare l’Uranio-238, che in natura è più diffuso (99,28 per cento contro lo 0,71 per cento). In realtà dall’Uranio-238 si ricava il plutonio che è il vero combustibile bruciato. Quando il reattore è in attività, i prodotti di fissione sono riciclati al suo interno tranne gli elementi transuranici, i più cattivi. Questi, sempre nel chiuso dello stesso reattore, sono allora bombardati con neutroni ad alta energia e, dopo appena qualche giorno, perdono così buona parte dello loro vita radioattiva, che viene ridotta a soli 300 anni. Cosa importante perché non servono più i depositi per garantire lo stoccaggio per migliaia e migliaia di anni, come avviene con le scorie attuali. Lo ha dimostrato il progetto di ricerca francese Atalante.
Da qualche anno, ormai, si lavora a livello di ricerca sia al Department of Energy americano sia in Europa. Anzi, già negli anni Settanta del secolo scorso si costruiva a Creys-Malville, in Francia, il reattore veloce Superphénix da 1.200 Megawatt appartenente alla Quarta generazione al fine di sperimentare le tecnologie necessarie a una futura produzione commerciale. Il programma si dimostrò utile ma incontrò problemi nello sviluppo e nei costi, mentre la presenza del plutonio sollevò discussioni sulla possibilità di un uso improprio a fini militari. Di conseguenza, la centrale nel 1996 cessò di funzionare e venne smantellata.
Ora sul tavolo degli ingegneri ci sono sei diversi tipi di reattori di Quarta generazione. Tre progetti fanno ricorso all’Uranio-235, e quindi sono giudicati senza futuro perché avrebbero disponibilità naturali limitate. Gli altri tre, che impiegano Uranio-238, si distinguono perché sono refrigerati rispettivamente con il sodio, a gas e con il piombo. Tutti hanno i loro meriti e qualche difetto.
Il primo perché riprende le esperienze accumulate con il SuperPhénix. Il sodio diventa liquido a 70 gradi ed è capace di asportare una grande quantità di calore. Il secondo è interessante perché il gas ad alta temperatura poterebbe essere utilizzato anche per ricavare idrogeno dall’acqua senza spendere energia per scindere la molecola, aprendo quindi la strada anche all’impiego di un’altra risorsa. Il terzo, infine, è giudicato efficace perché il piombo (che fonde a 327 gradi) garantisce un effetto di schermatura dalle radiazioni. Ha però un difetto: pesa molto e, di conseguenza, può generare dei problemi nella struttura della centrale nel caso di scosse sismiche.
Riepilogando, la prospettiva oggi più gettonata sembra essere quella legata al sodio, tanto che i francesi di Areva sostengono che in dieci anni si potrebbe arrivare alla costruzione di un prototipo commerciale.
E gli italiani che conoscenze hanno in materia? Non trascurabili, perché sia l’Ansaldo che l’Enea partecipavano al progetto Superphénix. Anzi, il ritiro dell’Enel dal programma in cui aveva il 33 per cento, accelerò la sua interruzione. Ora, tra una ventina di Paesi tra cui Francia, Giappone e Stati Uniti si è creato il GIF (Generation IV International Forum), impegnato sui tre progetti più interessanti, mentre l’organizzazione europea Euratom (dove non c’è la Francia), contrariata dall’alleanza, è costretta a investire su altri progetti meno promettenti. Nell’ambito dell’Euratom noi partecipiamo alle ricerche attraverso l’Enea e Ansaldo Nucleare. Dunque, non siamo completamente sprovveduti su questa frontiera, sia per gli aspetti industriali che per quelli strettamente scientifici. Tuttavia, per essere davvero protagonisti, occorrerebbe una decisione politica (e un sostegno specifico) che non è ancora emerso. Il tempo, intanto, scorre e le necessità energetiche si fanno sempre più serie o, meglio, drammatiche.
Fonte: http://www.corriere.it/economia/speciali/2008/energia/nucleare-quarta-generazione
lunedì 19 gennaio 2009

L'impianto di Creys Malville, in FranciaSilvio Berlusconi è a conoscenza di qualcosa che il suo collega miliardario Warren Buffet non sa? Non appena è stato rieletto premier, a maggio scorso, i suoi consiglieri hanno annunciato di voler riportare il nucleare in Italia. Citando l'aumento vertiginoso del prezzo del petrolio, Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, ha dichiarato il governo vuole costruire cinque centrali nucleari nei prossimi cinque anni.Nel frattempo, Buffet rifiutava l'opzione del nucleare per gli Stati Uniti. "Da un punto di vista economico non ha senso", ha dichiarato il leggendario investitore i cui decenni di favolosi successi e profitti azionari lo hanno reso un vero dio agli occhi di innumerevoli investitori fai-da-te, per non menzionare il partner informale co-fondatore di Microsoft, Bill Gates. Nel 2007, una delle società di Buffet ha speso ben 13 milioni di dollari per cercare di capire se acquistare o meno una centrale nucleare nell'Idaho. L'idea fu abbandonata dopo che le ricerche e gli studi effettuati indicarono che il nucleare non poteva produrre elettricità 'a prezzi ragionevoli'. "Il fatto che uno come Buffet la faccia finita con un potenziale investimento, dopo aver speso ben 13 milioni di dollari solo per analizzare e prendere in considerazione un affare, dovrebbe far esitare chiunque e rendere tutti indecisi", ha commentato Joe Romm, ex assistente segretario del dipartimento americano per l'Energia.Buffet non è affatto un'anomalia. Wall Street, e investitori privati di tutto il mondo, hanno voltato le spalle all'energia nucleare oltre vent'anni fa e non sono mai tornati sui loro passi. Il loro ragionamento è semplice: la costruzione di centrali nucleari è cosa molto onerosa, sia da un punto di vista dei costi che dei rischi, e l'esperienza dimostra che si sono sempre verificati
ritardi e sforamenti multi-miliardari, sforamenti che possono causare la bancarotta di una società qualora questi non vengano poi trasferiti sui consumatori. A prima vista, il nucleare appare come una risposta sensata alla doppia sfida del cambiamento climatico e del vertiginoso aumento dei prezzi dell'energia, ormai salita alle stelle. Ma l'economia povera del nucleare è in realtà una farsa. Adottare energia nucleare significherà di fatto un peggioramento sia dei cambiamenti climatici che della sicurezza energetica. L'energia nucleare "è così improduttiva che non c'è nemmeno bisogno di discutere se sia pulita e sicura", scrive Amory Lovins, co-fondatore del Rocky Mountain Institute in Colorado e consigliere di governi e società per azioni in vari paesi del mondo. L'efficienza energetica, l'energia eolica e la co-generazione (quest'ultima viene spesso definita in Europa 'combinazione di calore ed energia') costano circa un terzo meno per kilowatt ore rispetto al nucleare. Visto che lampadine e motori più efficienti possono essere installati nel giro di poche settimane, e turbine eoliche e di co-generazione possono essere messe in linea nel giro di un paio di anni, esistono vantaggi insiti rispetto alle centrali nucleari le quali invece notoriamente impiegano decenni per essere completate. Secondo quanto riferito da Lovins, per ogni dollaro investito, a livello di efficienza, altre fonti verdi di elettricità fruttano da 1,4 a 11 volte di più in termini di riduzione di emissioni di CO2 rispetto al nucleare.Tuttavia il mito dell'energia nucleare è duro a morire e Berlusconi non è il solo politico a caldeggiare tale ipotesi di revival. John McCain, il candidato repubblicano alle presidenziali Usa, intende costruire 45 nuove centrali entro il 2020. Leader politici in Russia, Francia, Gran Bretagna e altri paesi si dicono fautori di un revival nucleare. Tali sostenitori dovrebbero prendere in esame le notizie che arrivano dalla Finlandia. I comunicati stampa dell'industria nucleare lodano la centrale Olkiluoto-3, attualmente in costruzione, come esempio e prova del fatto che l'Europa sta nuovamente adottando l'energia nucleare. In realtà, i lavori della centrale sono indietro di circa due anni rispetto alle stime iniziali, con il 50 per cento dei costi in più rispetto al budget previsto che si tradurrà in 3 miliardi di euro di costi extra per i consumatori.
venerdì 16 gennaio 2009
Le scorie? Il punto forte dell'industria nucleare

Le scorie? Il punto forte dell'industria nucleare
Da qualche anno la questione del destino delle scorie delle centrali nucleari sembra essere diventata la questione condizionante il futuro del settore. Alcuni corrono freneticamente tra la gente, gridando "le scorie, le scorie, pericolo!"; altri assumono un atteggiamento ispirato, alzano gli occhi al cielo e sospirano: "sì, il nucleare è un bene, ma che ne è dei rifiuti?". La maggioranza di questa gente è radicalmente ignorante e si lascia trasportare dalla corrente dell'opinione più in voga. Alcuni sono palesemente in cattiva fede, presi dalla loro passione antinucleare. Altri ancora, competenti ma interessati, si compiacciono di sottolineare l'importanza e la difficoltà del problema, sperando di ottenere un finanziamento adeguato ai loro studi. Pochissimi hanno invece il coraggio di dire che si tratta di un problema già risolvibile dal punto di vista tecnico, e che la sola vera questione degna di nota è il grado di accettazione nei centri di deposito sotterraneo da parte della società.
Che fare dei rifiuti, dunque? A questa domanda, leggiamo che cosa risponde la rete "Sortir du Nucléaire" (uscire dal nucleare): "Le scorie nucleari sono per [loro] natura INGESTIBILI. Non esiste alcuna soluzione affidabile e accettabile per proteggersi dal pericolo che esse rappresentano. I metodi esistenti non sono che soluzioni di ripiego, peggiorative. La misura che s'impone sulla scala delle priorità è l'arresto della loro produzione." Ecco riassunte con poche parole le principali menzogne degli antinucleari, con il fanatismo che li caratterizza e che ha già fatto un morto, in Francia, l'anno scorso. Convinto di agire per il bene dell'umanità, Sébastien Briat il 7 novembre 2004 si legò ai binari del treno, per manifestare la sua opposizione al passaggio di un convoglio carico di rifiuti del processo di ritrattamento del combustibile nucleare, diretto in Germania. In seguito ad uno sfortunato concorso di circostanze, fu avvertito troppo tardi e non poté liberarsi per tempo, morendo travolto all'età di ventidue anni. Anziché affrontare le loro responsabilità nell'accaduto, gli organizzatori della protesta hanno, in maniera piuttosto ignobile, tentato di strumentalizzarne la morte. L'Est Républicain riprese in un titolo la dichiarazione di un militante antinucleare arrestato nel corso di operazioni parallele: "E' il nucleare che l'ha ucciso". Lo stesso giorno del decesso del giovane, i Verdi si dichiararono "profondamente sconvolti", reclamando l'organizzazione di un "vero dibattito democratico" sulla filiera nucleare e "interpellarono la COGEMA affinché cessasse immediatamente il trasporto delle scorie nucleari". Ricordiamo che i Verdi militano sin dalla loro nascita per la depenalizzazione del cannabis, un potente cancerogeno che colpisce anche il sistema riproduttivo. La loro responsabilità è dunque tale per due motivi: la diffusione del loro fanatismo ha condotto un giovane di ventidue anni ad esporsi ad un rischio insensato; la loro propaganda tendente a legittimare il consumo di cannabis ha condotto il gruppo dei giovani intorno a Sébastien a farne uso prima di entrare in azione, cosa che li ha privati della necessaria lucidità.
Ma ritorniamo ai nostri rifiuti "per natura ingestibili". E' una menzogna! Per lunghissimo tempo, la natura stessa ha saputo trattare dei rifiuti nucleari, quelli generati nelle centrali nucleari naturali di Oklo, nel Gabon. Sì, si tratta di una fatto poco noto: sono esistite sul nostro pianeta, ben prima della nascita dell'uomo, delle centrali nucleari naturali! Intorno a due miliardi di anni fa, ad Oklo ben sedici reattori naturali hanno funzionato per circa cento milioni di anni, producendo circa quattro tonnellate di plutonio e dieci tonnellate di prodotti di fissione radioattivi. Lo studio della dispersione di questi prodotti di fissione in quel sito naturale, ne mostra la forte limitazione, in assenza di qualunque misura di precauzione. Da questo studio, si ricavano dei dati fondamentali per descrivere le dispersioni che potrebbero aver luogo in un deposito creato dall'uomo. Il rischio di dispersioni impreviste è quasi nullo, se il sito è scelto oculatamente. In altre parole, se la natura ha saputo gestire le scorie ad altra radioattività da lei prodotte, perché l'uomo non potrebbe fare altrettanto? Con la scienza e la tecnologia, egli ha già superato la natura, in numerosi campi (alloggio, nutrimento, speranza di vita, trasporti, ecc.). Negli ultimi cento anni abbiamo costruito il calcolatore elettronico, la "rivoluzione verde", il viaggio spaziale e mille altre cose capaci di rivoluzionare la nostra esistenza. Possiamo immaginare seriamente che un tale processo creativo debba cessare brutalmente? Ciò potrebbe accadere se gli ecologisti giungessero a conquistare il potere e ad imporre una dittatura interdicente il progresso!
Francis Sorin, della Società Francese dell'Energia Nucleare, spiega che si sa benissimo che cosa fare dei rifiuti nucleari: "si tritano, si trattano, si condizionano, si trasportano, si pongono in fusti, si depositano seguendo le procedure e i metodi codificati precisamente, messi in opera sotto il controllo delle autorità pubbliche. Dai prodotti di fissione meno contaminati fino a quelli più virulenti, tutti i tipi di rifiuto nucleare hanno un percorso e un punto d'arrivo definiti. Le scorie a vita breve, che costituiscono il 90% del totale, sono depositati in superficie in due centri gestiti dall'ANDRA, creati nella Manche e nell'Aube. Le scorie a vita lunga sono trattati e depositati nei siti di produzione, nelle centrali nucleari o nelle industrie di ritrattamento dei combustibili di la Hague e di Marcoule, in strutture superficiali gestite con criteri speciali, oppure in pozzi coperti da colate di cemento. Questo modo di gestione funziona in Francia da un quarto di secolo senza che alcun rifiuto, isolato dalla biosfera con dei contenitori impermeabili, abbia mai causato dei problemi significativi alla salute degli individui o all'ambiente."
Per quanto riguarda il "pericolo che esse rappresentano", è interessante un paragone: a livello mondiale, l'elettricità è prodotta per una quota superiore al 50% da centrali a carbone. Secondo l'organizzazione "Sauvons le climat" (salviamo il clima), "una centrale che produce 1000 MW elettrici consuma ogni anno circa quattro milioni di tonnellate di carbone. Essa produce circa trecentomila tonnellate di ceneri che contengono quattrocento tonnellate di metalli pesanti tossici, delle quali cinque tonnellate sono di uranio e tredici di torio. Notiamo che questi radioelementi non sono gestiti [..] al pari di quelli prodotti durante il ciclo [di una centrale] nucleare. La centrale a carbone, inoltre, emette ogni anno dieci milioni di tonnellate di gas carbonici (CO, CO2) nell'atmosfera." Siamo ancora in attesa di una mobilitazione ecologista contro le scorie delle centrali a carbone.
Ugualmente interessante è il paragone tra il volume dei rifiuti nucleari e quello degli altri rifiuti industriali tossici. Nel 1998, nell'Unione Europea, il volume delle scorie nucleari ad alta radioattività (HAVL) era di 150 m3 (cioè un cubo di 5,3 m di lato) e il volume comprendente anche le scorie nucleari a bassa attività era di 80000 m3 (cioè un cubo di meno di 45 m di lato); il volume dei rifiuti industriali tossici era invece di dieci milioni di meri cubi (cioè un cubo di 215 m di lato) e quello di tutti i rifiuti industriali era pari a un miliardo di metri cubi (cioè un cubo di 1 km di lato).
La gestione dei rifiuti industriali tossici e quella dei rifiuti nucleari, a corto o a lungo termine, sono difficilmente comparabili; tuttavia, possiamo riscontrare gravi casi di intossicazione da piombo o da mercurio, anche nei Paesi sviluppati, mentre negli stessi Paesi non sono mai stati riscontrati casi di esposizione ai raggi che abbiano portato a conseguenze significative per la popolazione, durante la gestione dei combustibili usati o dei rifiuti del ritrattamento.
Quale industria può vantare una gestione dei rifiuti paragonabile per bontà a quella dell'energia nucleare? I rifiuti tossici derivati dalla produzione del computer che sto usando per scrivere questo articolo e quelli derivanti dalla stampa di quest'ultimo, o quelli dell'industria meccanica e chimica, e di qualunque altro settore industriale, restano tali in eterno. Essi sono posti nelle discariche di classe 1, ma nessuno può presentare garanzie in merito al loro destino nei prossimi 300 anni, data nella quale presenteranno ancora la stessa pericolosità, se non di più a causa del deterioramento dei fusti che ora li contengono.
All'opposto, più i rifiuti nucleari permangono nel tempo, e meno sono pericolosi.
Contrariamente ai rifiuti chimici come l'arsenico, il piombo, il cadmio, la cui durata di vita è indefinita (infinita), i rifiuti nucleari hanno il buon gusto di ridurre la loro attività nel tempo (cioè, dal punto di vista della ragione che li rende pericolosi, spariscono nel tempo), anche se per alcuni di questi occorre il passaggio di lunghissimi periodi di tempo. Si deve fare un'altra osservazione, generalmente passata sotto silenzio: più è lungo il tempo di decadimento e meno pericoloso è il rifiuto! Per esempio lo iodio 129, che ha una vita di quindici milioni di anni, è un 1,5 miliardi di volte meno pericoloso dello iodio 131, responsabile dei cancri alla tiroide nel disastro di Chernobyl, la cui attività si riduce nel corso di qualche settimana (tempo di dimezzamento pari a 8 giorni). La maggioranza dei nostri cittadini sono persuasi, invece, dell'identità dei due isotopi dello iodio!
Per tutto il tempo in cui restano confinati sotto terra, in un sito appropriato (opportunamente scelto con criteri e conoscenze geologiche), i rifiuti nucleari non presentano alcun pericolo per il pubblico. L'unico eventuale pericolo per il futuro può essere rappresentato dalla contaminazione delle acque superficiali da parte della frazione costituita di radioelementi a vita lunga. Tuttavia, affinché una tale contaminazione abbia luogo, è necessario che si presentino le seguenti tre condizioni improbabili:
- i contenitori delle scorie siano danneggiati da una corrosione a mezzo dell'acqua, un processo che conosce tempi tipicamente intorno ai diecimila anni;
- gli elementi radioattivi siano poi progressivamente dissolti nell'acqua (con tempi, anche qui, lunghissimi: centinaia di migliaia di anni), quindi siano così trasportati fuori dalla nicchia geologica che forma il deposito (altre centinaia di migliaia di anni);
- gli elementi radioattivi, infine, passino nella falda freatica superficiale (processo assai più rapido, in confronto).
Alla fine di queste tre tappe consecutive, i radionuclidi più attivi, il cesio 137, lo stronzio 90 e i principali attinidi (plutonio, americio e curio), sarebbero già scomparsi da tempo!
La regola fondamentale di sicurezza imposta dalle autorità coinvolte nell'individuazione di un sito geologico adeguato, raccomanda che l'aumento dell'esposizione delle popolazioni più prossime, in qualunque momento futuro, non ecceda il decimo della radioattività naturale. Per un deposito ben concepito, tutte le simulazione di ritorno dei radionuclidi in seno alla biosfera mostrano che questo limite non sarebbe mai superato, salvo nel caso di intrusioni volontarie, d'altra parte con conseguenze soltanto per coloro che entrassero ne deposito. Coloro che vivono nei pressi dei siti geologici di deposito e la loro lontana discendenza non rischiano in alcun modo, tranne che le conseguenze per la loro discendenza vicina per eventuali incidenti legati al trasporto dei materiali durante la loro gestione.
Rimane ancora da capire perché questa innocuità del deposito geologico sia largamente messa in dubbio dai media e dal pubblico. Il seguente estratto da Ouest-France del giugno 2005 è rappresentativo: "Oggi, l'agenzia [nazionale dei rifiuti radioattivi] non è in grado di affermare se l'argilla costituisca la scelta migliore. Restano numerose incognite da studiare. Questa roccia che si scava con la dinamite potrà conservare tutte le sua qualità dopo i lavori [di adattamento del sito]? Quale sarà il suo comportamento allorché le scorie molto calde vi saranno conservate? Faglie, sismi, geotermia, debolezza dello strato d'argilla, mancanza di esperienza, irreversibilità del deposito, rischi importanti di contaminazione: ecco le tante domande senza risposta che suscitano molto turbamento presso gli oppositori." Al di là degli errori tecnici (non si scava con la dinamite, naturalmente, ma con la massima cura possibile), il termine importante è: "domande senza risposta". Le risposte esistono, ma sono ugualmente nascoste o sussurrate in modo da non essere udite!
Invece che spiegare con coraggio i fatti elementari sopra elencati, il governo ha deciso di concedere altri dieci anni di ricerca supplementare, prima di affermare una soluzione definitiva al "problema" delle scorie radioattive provenienti dalla centrali nucleari!
"I lavori di ricerca condotti da ANDRA dovranno proseguire oltre il 2006. Se i risultati di queste ricerche saranno confermati e nel caso il Parlamento lo desidererà, la decisione di creare un'installazione (di deposito) potrebbe intervenire nel 2015, per inaugurarne lo sfruttamento nel 2025", spiegava François Loos nel giugno 2005.
Dopo circa tre miliardi di euro spesi, assistiamo allo stanziamento di una decina di miliardi di euro supplementari, senza alcuna necessità. Questo prolungherà certamente la vita dei laboratori incaricati delle ricerche, ma non permetterà in alcun modo di risolvere il problema reale, quello dell'accettazione sociale. E' necessaria una vigorosa campagna di educazione, commisurata alla propaganda incessante degli antinucleari. Per questo fine, sarebbe sufficiente una frazione di quei dieci miliardi.
La produzione dei rifiuti è qualcosa di peculiare di ogni attività umana. Voler sopprimerne la produzione risale dunque all'interdizione delle attività umane in generale; questo significa, in altri termini più crudi, interdire l'esistenza stessa dell'uomo. La soluzione che consistesse nella soppressione della produzione di rifiuti radioattivi, chiudendo definitivamente ogni installazione atomica a soddisfazione degli oppositori del nucleare, sarebbe puramente criminale in vista dello stato tecnologico attuale. Questo ci forzerebbe a ricorrere a processi d produzione energetica più primitivi, incapaci di sostenere i bisogni energetici di una popolazione umana intorno di circa 6,5 miliardi di individui; con la miseria, le carestie, l'aumento massiccio della mortalità, noi ritorneremmo allora ai livelli di popolazione compresi tra uno e due miliardi di individui. Questa diminuzione della popolazione umana globale corrisponde al desiderio degli ecologisti alla [Jacques] Cousteau, che si augurava il ritorno ad un massimo di settecento milioni di persone in tutto. Questo ritorno a processi primitivi di produzione energetica (eolico, solare, fermentazione delle biomasse, combustione di carbone e gas), ironicamente non porterebbe affatto all'eliminazione delle scorie, anzi ad un loro aumento.
Ben prima che gli ecologisti se ne facessero cruccio, l'industria nucleare applicò per prima il principio di precauzione, in quanto pioniera in materia di igiene, di sicurezza e di tutela dell'ambiente. La gestione delle scorie che essa ha istituito, anche se può subire delle migliorie, è per molti versi esemplare. Essa serve quale esempio a molti altri settori industriali meno avanzati.
Come tutti gli impianti produttivi anche le centrali nucleari hanno un ciclo di vita, all'incirca sui quarant'anni, un periodo dopo il quale è necessario pensare alla loro sostituzione, e ai delicati problemi che presenta. A fine 2007 sul pianeta risultavano in esercizio 439 reattori, e di questi 167 si trovavano in Europa. Circa 119 impianti hanno invece già terminato la loro attività, e 78 sono localizzati nel Vecchio continente. Ecco perché il decommissioning è un'attività in piena crescita: secondo la World Nuclear Association, nei prossimi dodici anni si prevede che nel mondo si dovrà gestire lo smantellamento di circa 300 vecchi reattori, più o meno un centinaio ogni quattro anni, e una settantina di essi saranno europei. In Italia, a fine 2006, cioè diciannove anni dopo lo stop referendario, l'attività di effettivo smantellamento aveva interessato solo il 6% delle strutture, mentre la maggior parte delle spese era stata dedicata a mantenere in sicurezza l'esistente (...).
PERCEZIONE - L'opinione pubblica, insomma, non ha la percezione che buona parte del «lavoro sporco» rimanga ancora da fare (...). Nel caso italiano, inoltre, l'operazione diventa un costo secco per il consumatore, perché dovrà essere finanziata ad hoc. La stima più recente per il decommissioning nazionale è di circa 4,3 miliardi di euro, una cifra contenuta nell'ultimo piano industriale della Sogin, quello 2007-11. La data di conclusione delle bonifiche sarebbe il 2024, se fosse operativo il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Ma di qui ad allora andranno sciolti parecchi nodi. Primo fra tutti proprio quello delle scorie, visto che attualmente i rifiuti di seconda e terza categoria ammontano a circa 90 mila metri cubi.
SCORIE - Così distribuiti: 25 mila provengono dalle «vecchie» quattro centrali e dagli impianti di ricerca dove sono stati stoccati. Gli altri 65 mila arriveranno direttamente dall'attività di smantellamento. Tra tutte le scorie, quelle di terza categoria rappresentano il 5% del totale. Ma sono proprio loro a costituire il «nocciolo » del problema. «Terza categoria» significa infatti materiali ad alta attività, che non esistono in natura, come il plutonio, molto tossici e con un periodo di dimezzamento di diverse migliaia di anni (24 mila nel caso specifico). Pur variando dal 3 al 5% del totale, sono tuttavia responsabili del 95% della radioattività che viene emessa (...).
mercoledì 14 gennaio 2009
Energia, il 55% dei giovani dice no al nucleareFIRENZEIl 55% dei circa 600 giovani europei che hanno partecipato al primo town meeting elettronico continentale considera «irresponsabile» promuovere l’uso dell’energia nucleare. Ma il più convinto «no» all’atomo viene dagli spagnoli (63%) e dai francesi (59%), mentre gli italiani contrari sono esattamente la metà (50%) del campione. È questo uno dei più interessanti responsi uscito dall’iniziativa che si è svolta a Firenze e che ha visto riuniti poco più di 200 giovani toscani tra i 15 e i 35 anni e, collegati via web, altri loro coetanei della Catalogna e del Poitou-Charentes. «Spesso si pensa che l’avversione verso il nucleare - afferma l’assessore toscano alla partecipazione, Agostino Fragai - sia il segno di un certo provincialismo italiano. Emerge invece con una certa chiarezza che chi conosce il nucleare lo vorrebbe evitare ed è più contrario, mentre i nostri ragazzi sostanzialmente non hanno a che fare con le centrali ed è quindi logico che siano meno preoccupati della loro presenza. L’altro dato che esce con evidenza è che 6 giovani su 10 sono favorevoli a consumare meno energia, ridurre bisogni e migliorare l’efficienza energetica e 2 su 3 giudicano l’attuale sistema non sostenibile e non rispettoso delle generazioni future. Mi pare un indice di grande maturità e consapevolezza, di livello davvero europeo».Le altre opinioni espresse dai giovani italiani, francesi e spagnoli hanno riguardato la necessità di sviluppare le energie rinnovabili (con il 40% di favorevoli), sostenere quelle imprese che investono in efficienza e creare leggi per punire gli sprechi energetici (suggerito dal 73%). E alla domanda se l’attuale crisi economica abbia cambiato il loro punto di vista sul riscaldamento globale, il 71% risponde che tutti gli Stati dell’Unione devono essere messi in condizione di raggiungere l’obiettivo europeo per arrivare entro il 2020 a ridurre del 20% consumi ed emissioni in atmosfera e aumentare della stessa percentuale la produzione di energia da fonti rinnovabili.
sabato 10 gennaio 2009
NUCLEARE SI O SI?

L'energia nucleare è una fonte energetica da valutare attentamente sia negli aspetti positivi che negativi. In primo luogo è necessario comprendere il suo funzionamento. Nelle centrali nucleari l'energia scaturisce dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il nucleo dell'uranio si divide in due nuclei più piccoli tramite un processo detto di 'fissione nucleare' durante il quale si genera energia e altri neutroni che, a loro volta, continueranno a far dividere i nuclei di uranio dando luogo alla famosa 'reazione a catena nucleare'. Durante questo processo viene emessa radioattività ad alta intensità. Gli oggetti e i metalli esposti alle radiazioni diventano essi stessi radioattivi, ossia scorie radioattive. Le scorie dovranno essere stoccate per migliaia di anni fin quando non decade il livello di radioattività.
L'uranio è la materia prima delle centrali nucleari a fissione. La fissione nucleare dell’uranio permette di ottenere un’enorme quantità di energia da una piccola quantità di combustibile, con, a differenza del carbone o del petrolio, un' elevata riduzione di emissioni di anidride carbonica (principale causa dell'effetto serra) ; tuttavia c’è anche da considerare l’energia spesa per produrre il combustibile, costruire le centrali e farle funzionare; quindi smaltire le scorie e demolire i reattori alla fine del loro ciclo di vita. Certo è che anche le centrali di altro tipo hanno i loro costi.
Chi vuole può fare riferimento a due rapporti, che tentano di compilare un bilancio energetico delle centrali nucleari: Nuclear power – the energy balance di Jan Willem Storm van Leeuwen e Energy Analysis of Power Systems curato dalla World Nuclear Association.
Le maggiori obiezioni all’idea di nuove centrali nucleari, più che per la questione della reale convenienza economica/energetica di queste centrali, sono soprattutto questioni di sicurezza. Si fa spesso riferimento a Chernobyl, ma è opportuno constatare che il disastro di Chernobyl è stato un evento più unico che raro, causato dalla gestione dissennata di un reattore molto carente dal punto di vista della sicurezza. Non è quindi un termine di paragone valido per i reattori impiegati in Europa ed altre parti del mondo.
Probabilmente un mix di fonti energetiche sarebbe l'ideale; ma, per quel che ci riguarda, anche se l’Italia potrebbe tranquillamente utilizzare le energie alternative come eolico, solare, maree, idroelettrico e geotermico, purtroppo gli stessi che bloccano il nucleare sono gli stessi che bloccano le energie alternative!
Il problema è sotto gli occhi di tutti. Soprattutto in questi giorni di gelo polare e incandescenti polemiche sulla forniture di gas russo. Un problema comune a tutta l'Europa, ma per noi assai più grave. Primo, perché consumiamo tanta energia quanto Turchia, Romania, Polonia e Austria messe insieme e poi perché dopo aver abbandonato il nucleare senza imboccare sul serio le strade alternative (i termo-valorizzatori no perché «sono cancro-valorizzatori», l'eolico no perché le pale sono brutte, il geotermico no perché provoca «disastri ambientali », i pannelli solari no perché «rovinano i panorami dei tetti delle nostre belle città»...) ci ritroviamo a dipendere per l'88%, direttamente o indirettamente, dall'estero.
Vogliamo continuare così? L’energia non piove dal cielo, bisogna pur produrla in qualche modo. E la storia dei brutti pannelli solari o delle pale eoliche antiestetiche, come se la natura fosse un critico d’arte, non è un fattore da considerare.
Siete mai stati in Danimarca o nel sud della Svezia? Le pale eoliche sono dappertutto e nessuno ha mai protestato. E così in Spagna ed in altri paesi in tutto il mondo, però insieme ed al pari del Nucleare, mai abbandonato nella maggioranza dei paesi industriali.
Quindi in definitiva è un problema ideologico, politico, della sfera dell’irrazionale che contamina quella razionale: possiamo fare mille post sui bilanci energetici delle varie tipologie di centrali, su cosa sia meglio dal punto di vista delle emissioni di CO2, ma questo non cambia ssolutamente nulla: perché le masse ragionano con la pancia!! Chi governa deve avere il coraggio di esercitare il potere datogli dal mandato elettorale, e quindi vada avanti con i suoi programmi energetici, alle prossime elezioni gli italiani valuteranno.
